Chi legge sugli e-reader subisce cambiamenti cerebrali?
Postato in: Senza Categoria da Costanza Alpeggiani
Thursday, 29 October, 2009
Navigando alla ricerca di novità succulente, mi sono imbattuta in un articolo di natura scientifica.
Sembra che negli Stati Uniti sia stato condotto un esperimento su 48 volontari in merito ai cambiamenti cerebrali su lettori tradizionali e su lettori di formati elettronici (computer, ebook, ecc.) quando la lettura diventa una delle attività principali nel corso della giornata.
L’esperimento si è svolto così: un gruppo di ricercatori universitari ha selezionato 48 volontari, tutti giovani adulti, e ha fatto loro una risonanza magnetica per tracciarne la mappa cerebrale, prima di procedere all’esperimento vero e proprio.
I volontari sono stati quindi divisi in due gruppi: uno doveva leggere esclusivamente on line o attraverso Kindle per almeno 4 ore al giorno, l’altro doveva fare altrettanto leggendo però, solamente, riviste o libri tradizionali.
Dopo sei settimane, sono emersi nei lettori “tecnologici”dei cambiamenti cerebrali avvenuti nella materia bianca (ovvero quella parte del cervello, formata da fibre nervose, che controlla i segnali condivisi dai neuroni e coordina le diverse regioni cerebrali).
Indovinate un pò? E’ venuto fuori che il cervello è plastico e adattabile anche dopo l’infanzia e non siamo quindi condannati a un lento ed inarrestabile declino intellettuale. Le nostre meningi sono in grado di modificarsi per adempiere in maniera più efficiente alle attività che svolgiamo frequentemente. La lettura on line o attraverso e-reader richiede, infatti, diverse capacità di comprensione e di lettura rispetto a quella tradizionale. Infatti i cambiamenti riscontrati si collocano in quelle aree del cervello che vengono coinvolte in queste operazioni.
Il capo dell’equipe avvisa che, per migliorare il nostro cervello, non occorre cominciare a leggere on line, basta mantenerlo in esercizio.
La scelta di focalizzarsi sulle persone che leggono attraverso schermate è stata dettata dalla volontà di dimostrare le differenze cerebrali tra i lettori tradizionali e quelli di nuova generazione. Differenze che sembrano esistere a livello fisiologico, ma che in fondo non credo siano così importanti a livello umano.
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