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Il libro muore, di Michele Marziani

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Il libro muore. Lo sento dire ogni giorno da tutti quelli che si occupano in maniera più o meno professionale di editoria. Guardano i dati. Le tabelle. I grafici. Moltiplicano i malumori e i sentito dire.
Io guardo la gente sull’autobus e so che il libro non muore.

La letteratura nella rete è spazzatura, mi sento dire. Un amico, scrittore assai famoso, quando gli parlo di editoria digitale è convinto che si tratta solo di libelli erotici di seconda serie. A nulla vale raccontargli dell’altro.

Ci sono due mondi, almeno due mondi, e non sono quello di carta e quello digitale. Ma quello che sa sempre già tutto e quello che sogna, desidera, si incuriosisce, domanda, impara.
Nel primo le storie stanno scomparendo, mangiate dalla crisi, divorate dal mercato cattivo, nel secondo le storie sono quell’attimo, quell’ora di tempo che qualcuno sa ancora ritagliarsi per sé, l’ora della lettura.

Ecco, Il Colophon è una rivista che nasce per chi sa gustare quell’ora di tempo e vuole saperne di più sui libri, su chi li scrive, su chi li fa, su chi li vive, su come si fanno. Vuole leggere belle storie, che magari si esprimono sottovoce, ma arrivano nell’unico modo in cui parla la letteratura: stretta allo stomaco, pelle d’oca, brivido lungo la schiena. Un buon libro non fa altro che raccontarti quello che tu conosci già, dentro di te, ma non sai dirtelo. Spesso non hai le parole. I libri sì, le hanno.

Ho accettato la scommessa di Antonio Tombolini Editore: non avere il feticcio del mondo di carta né la paura di quello digitale. Portare quello che ci sembra valido, utile, bello, attraverso i mondi. Accettare questa scommessa, mi sembra, semplicemente, fare qualcosa di buono. Di buono per chi legge. In compagnia di gente che sa scrivere bene, senza per questo credersi chissà chi.

Ogni numero de Il Colophon ha un tema.Questo, il primo, parla della lingua italiana che vive all’estero, che si scrive, si legge e racconta italiani di altri mondi, spesso al di là degli oceani. Perché la lingua è l’unica vera madre. Altro che la nazione.
Per il prossimo numero pensiamo a Milano, al di là e al di qua dell’Expo. La Milano delle scritture e degli scrittori. In un percorso sicuramente non scontato, come La traversata di Milano di Maurizio Cucchi, cui abbiamo rubato il titolo. Per amore della lettura.

Il Colophon si leggegratis. Ma non per filantropia. È un investimento di Antonio Tombolini Editore, per traghettare anche i suoi libri. Per farli conoscere. Per farli amare. E quindi per venderli.
Il Colophon è Slow Reading, non ha fretta, non ha messaggi da dare di corsa, non ha news che vanno a male. Esce ogni due mesi, si legge con calma. Se siamo stati bravi, addirittura si può gustare.
Poi in redazione ci sono tre Giulia su quattro redattrici e questo vorrà dire qualcosa, anche se non so bene cosa. La grafica è merito di Marta D’Asaro. La scelta di Medium come piattaforma sulla quale pubblicare Il Colophon viene da Matter, la rivista di Medium, che si presenta così: «A magazine for a generation who grew up not caring about magazines». Quando l’ho letto mi si è aperto il cuore. E ho pensato: anche noi.

Grazie di cuore al direttore de Il Colophon, Michele Marziani, autore di questo post.