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Storia di un logo

Volevamo un animale, ma erano tutti occupati: rinoceronti e struzzi, falchi e gabbiani, cavalli gatti serpenti insetti pesci e perfino chimere. Provammo così a interrogare Simplicissimus. Antonio Tombolini si era innamorato di quel famoso best seller del seicento, e lo usava fin dal 1982 come nom de plume. E lì trovammo la risposta: La fenice è il simbolo che Simplicissimus si è scelto fin dal 1668, non saremo certo noi oggi a cambiarlo, quasi quattrocento anni dopo, ci siamo detti.

La fenice, dunque. Ma quale fenice?
Cercando la fenice giusta, ci imbattemmo nello splendido mosaico della Fenice Nimbata di Daphne, in Turchia, risalente al V secolo dopo Cristo, e oggi conservata al Louvre. Nimbata, ovvero con l’aureola, col sole, simbolo di rinascita e di vita.

Ci siamo, è evidente che ormai ci siamo, è il nostro segno, è il segno di Simplicissimus. Prendiamo quella lì.

Eh, mi fa Sisco, ma siamo pur sempre nel 2000!
Ha ragione. Ed ecco il lettering di Simplicissimus, accanto alla fenice.

Passa ancora un po’ di tempo, abbiamo voglia di qualcosa di più tipografico, di più editoriale… e tocca a Gab, a cui dobbiamo il logo attuale.

Ed eccolo, il nostro Simplicissimus. A distanza di quasi quattrocento anni, il bestseller dell’èra gutenberg rinasce – come la fenice – dalle ceneri della carta di cui era fatto, per traformarsi ancora, diverso, elettronico stavolta, ma ugualmente libro.